Storia

Da tempo si parla del progetto dell’Area di Espansione Controllata del Torrente Bozzente.
Si tratta di un progetto che vuole dare contributo ad un problema antico, perché le opere di difesa dalle piene non sono un’esclusiva dei nostri giorni.
La nostra storia di acque comincia negli ultimi anni del ’500 con un torrente irrequieto, anzi tre, il Bozzente, il Fontanile e il Gradeluso.

Siamo nel 1590, le cronache raccontano di furiose inondazioni dei tre torrenti, che uniti o separati, si riversano periodicamente sui territori da Cislago a Rho devastando coltivazioni, abbattendo abitazioni e portando la morte tra uomini e animali1.
La grave questione delle piene viene sottoposta alla competenza di esperti progettisti del Ducato di Milano. Il problema è che i tre torrenti attingono le proprie acque da tre bacini collegati e di conseguenza hanno lo stesso spirito inquieto, (peraltro tipico della maggior parte dei piccoli corsi d’acqua) e quindi la piena dell’uno coincide con la piena degli altri.
C’è anche da dire che questi territori, oggi coperti di boschi, avevano sul finire del 1500 un aspetto molto brullo, quasi lunare. Erano stati così ridotti dall’eccessivo sfruttamento da parte dell’uomo, che ne aveva ricavato legname in misura eccessiva, senza mai ripiantumare. Le acque piovane dilavavano quindi con regolarità il terreno e si raccoglievano velocemente a valle provocando piene violente.
Il primo intervento strutturale di cui si abbia notizia è stato sottoscritto dal Conte Renato Borromeo nel 1603 a seguito di un’altra disastrosa piena, e ha portato alla realizzazione di una grande opera: uno sbarramento a S.Martino che deviava il corso del Bozzente a Est dei centri abitati lungo un nuovo alveo chiamato appunto Cavo Borromeo.
Nel 1718, per il progressivo deterioramento dovuto alla cattiva manutenzione, la chiusa di S.Martino cede, investita da una potente piena dei tre torrenti che allagano il territorio lungo la direttrice Cislago – Rho riconfluendo nel vecchio corso del Bozzente che per più di un secolo era rimasto inutilizzato. Per paura le popolazioni locali realizzarono rapidamente molte opere di protezione frammentarie e non coordinate che crearono rivalità e discordie fra i paesi.
Seguirono altre piene, nel 1744, nel 1740 e quella del 1756 particolarmente disastrosa, come riportano le cronache dell’epoca:
“A tutti questi mali pose il colmo della grande piena dell’anno 1756, quando il Bozzente accresciuto dal torrente Gredeluso dal torrente di Tradate interamente introdottisi contro ogni equità, dopo il taglio dei medesimi argini, portò quasi all’eccidio delle comunità di Cislago, di Gerenzano, d’Origgio e di Rho”
A seguito di questa grave calamità intervenne il Duca di Modena, Amministratore del Governo e Capitano Generale della Lombardia Austriaca, il quale si assunse la responsabilità della sistemazione dei tre torrenti con un vero piano organico di separazione dei corsi d’acqua e di rimboschimento dei terreni completato nel 1762. Il Duca inoltre ordinò la costituzione della “Congregazione dei Torrenti”, un consorzio tenuto a intervenire con speciale autorità per risolvere tutte le situazioni di pericolo potenziale.
Questo assetto si è mostrato efficace ed è stato confermato in seguito, anche dall’editto napoleonico del 1803 che definiva ulteriori regole e vincoli.
L’opera di sistemazione si rivela però talmente efficace che le generazioni successive hanno via via smesso di sentirsi minacciate tramandando sempre meno le memorie delle passate calamità. Dimenticati i danni e i lutti, si è cominciato a pensare che il corso dei tre torrenti fosse del tutto naturale e non un’opera dell’uomo. I proprietari dei terreni, ormai completamente all’oscuro della storia precedente, fanno pressioni per sciogliere la Congregazione, divenuta nel frattempo Consorzio dei tre Torrenti il quale viene effettivamente sciolto nel 1963. Questo, di fatto, significò l’abbandono dell’osservazione della rigorosa normativa e degli assidui controlli che avevano permesso di mantenere la sicurezza sul territorio per due secoli.
Con i problemi legati all’industrializzazione e all’antropizzazione la situazione non migliora.
Attualmente il Torrente Bozzente, nel tratto che si estende da Mozzate all’autostrada A8, scorre in un canale che nel territorio di Lainate e Rho è stato chiuso e “tombinato”.
Nel recente passato il torrente è esondato diverse volte allagando i campi e minacciando le case di Villanova. Gli episodi più recenti sono avvenuti nel 1996, nel 2002 e nel 2009 con rotture di argini e allagamenti che hanno causato anche danni ingenti.
L’Autorità di Bacino del Po, nello studio del sistema Lambro-Seveso-Olona, ha identificato alcune soluzioni per ridurre il rischio idraulico del Bozzente, ad esempio consentendo, o meglio ripristinando, l’esondazione naturale del torrente nei boschi del Comune di Uboldo e realizzando delle vasche di laminazione lungo il corso d’acqua una delle quali è prevista nel territorio di Nerviano.
Le vasche di laminazione, sono aree di espansione controllata che contengono temporaneamente le acque di piena. Superata la fase di maggiore intensità, l’acqua defluisce nuovamente all’interno del fiume, gradualmente e senza causare danni. Le piene del Bozzente possono avere una durata variabile da uno a due giorni, di conseguenza il tempo necessario per il riempimento e lo svuotamento dell’area di espansione è compreso tra due e sette giorni.
L’Area in progetto a Nerviano, prevista a nord del canale Villoresi, nei periodi di prevalente normalità sarà vuota, senz’acqua e quindi utilizzabile in vario modo.
In questa condizione la sua destinazione d’uso non è stata ancora definita perché è nelle intenzioni di Regione Lombardia, in accordo con il Comune di Nerviano, che la decisione sia presa consultando i cittadini, futuri fruitori dell’Area stessa, con un’intesa attività di comunicazione e incontri di progettazione partecipata.

Maggiori informazioni sul testo originale di Antonio Lecchi (1762)